Con occhi diversi: il 26 giugno a Cuneo una giornata per la Giornata mondiale del rifugiato

Venerdì 26 giugno torna a Cuneo Con occhi diversi, l’appuntamento promosso dal progetto SAI Cuneo per celebrare la Giornata mondiale del rifugiato istituita dalle Nazioni Unite.

La giornata si aprirà con il talk “Frontiere d’Europa. Prospettive e conseguenze con l’entrata in vigore del Patto europeo migrazione e asilo”, ospitato presso l’Auditorium Sala Varco. Esperte ed esperti si confronteranno sugli effetti del nuovo quadro normativo europeo e sulle sue ricadute concrete sulle vite delle persone migranti.

Alle 17 la manifestazione si sposterà nelle strade della città con un corteo che partirà da piazza Galimberti e raggiungerà il Parco della Resistenza. Ad accompagnare il percorso saranno la grande statua azzurra di Marco Cavallo, simbolo storico delle battaglie per i diritti e la libertà, le performance artistiche di Dispari Teatro e la musica di Bandaradan.

La presenza di Marco Cavallo richiama la storia della riforma psichiatrica di Franco Basaglia e diventa oggi un simbolo di inclusione, dignità e libertà di movimento, invitando la cittadinanza a guardare ai fenomeni migratori con attenzione, consapevolezza e partecipazione.

La partecipazione è libera e gratuita. Per iscriversi al talk è sufficiente compilare questo form.

MA CHI È MARCO CAVALLO?

La sua storia ha dell’incredibile e affonda le radici negli anni settanta del Novecento, quando il dottor
Franco Basaglia divenne direttore dell’ospedale psichiatrico San Giovanni di Trieste. All’epoca, i
manicomi erano né più né meno che luoghi di contenzione, isolamento e sofferenza, nei quali i pazienti
venivano privati di ogni dignità e diritto. Nel comprensorio del manicomio c’era una scuderia con alcuni
animali tra cui un vecchio cavallo da tiro, dal mantello grigio, che veniva utilizzato per trasportare la
biancheria, i rifiuti e i materiali all’interno dell’ospedale. E quel cavallo era l’unico essere vivente non
umano a girare per il manicomio. I pazienti lo amavano moltissimo: lo accarezzavano, gli parlavano e gli
portavano di tanto in tanto dello zucchero da mangiare. Per ognuno di loro il cavallo rappresentava un
legame con la vita e la libertà.
Nel 1973, nel Padiglione P dell’ospedale venne organizzato un laboratorio artistico guidato da Vittorio
Basaglia (cugino del medico Franco) e dall’artista Giuliano Scabia. L’idea era creare un grande oggetto
teatrale che potesse contenere i desideri, i sogni e le speranze di libertà dei pazienti. I ricoverati non
ebbero dubbi: l’opera doveva essere un grande cavallo azzurro, monumentale, in onore del loro amico
Marco Cavallo. L’azzurro acceso doveva rappresentare il colore del cielo, del mare di Trieste e
dell’utopia. La pancia del cavallo venne lasciata cava e fu riempita di biglietti, poesie, disegni e testi
scritti dai pazienti, che racchiudevano i loro desideri per il futuro una volta fuori dal manicomio. Il
giorno dell’inaugurazione tutto era pronto per portare la scultura in processione per le vie di Trieste,
ma ci si accorse tardi di un errore di calcolo: il cavallo era troppo grande e non passava sotto la porta
del padiglione. Cosicché i pazienti, i medici e gli artisti decisero di sfondare l’architrave e il muro. Fu un
gesto fortemente emblematico: per far uscire i sogni dei malati bisognava letteralmente distruggere le
mura del manicomio. Una volta fuori, Marco Cavallo (alto più di quattro metri) guidò un corteo gioioso
e rumoroso di oltre mille persone per il centro della città friulana.
Nel tempo la statua di Marco Cavallo ha continuato a viaggiare per l’Italia, arrivando – recentemente – a
creare un legame con i CPR (Centri di Permanenza e il Rimpatrio) grazie a una iniziativa di denuncia
sociale promossa dal Forum Nazionale Salute Mentale e da altre realtà del territorio. Grazie a esso, la
statua ha compiuto nei mesi numerosi viaggi in molte parti del Paese di fronte alle strutture dei CPR,
visti come gli eredi delle vecchie istituzioni totali, luoghi di detenzione amministrativa in cui le persone
(in questo caso le persone migranti irregolari) vengono recluse anche per molto tempo senza aver
commesso alcun reato se non per il loro status giuridico.
La storia di Marco Cavallo è dunque continuata negli anni in difesa delle libertà di tutti gli individui,
soprattutto di chi viene messo ai margini della società perché non conforme o ritenuto in qualche
maniera ‘pericoloso’. Nel 1973 il cavallo azzurro servì a portare la voce dei ‘matti’ fuori dalle mura di
San Giovanni; oggi, per rompere il muro di segretezza che circonda i CPR.

Il nuovo Patto europeo migrazione e asilo, entrato formalmente in vigore nel continente il 12 giugno
scorso, incentiva la creazione di strutture di trattenimento temporaneo e accelera le procedure di
espulsione. La presenza di Marco Cavallo davanti a queste vere e proprie ‘gabbie’ intende quindi
contestare la traduzione pratica del nuovo Patto sui territori, ricordando che dietro la norma ci sono
corpi, storie e una sofferenza psichica in alcuni casi devastante. Ma Marco Cavallo è anche portatore di
una proposta ‘politica e poetica’, che usa l’arte basagliana per ricordare a tutte e tutti che la libertà di
movimento e la dignità umana sono principi umani non negoziabili. E la presenza della statua per le vie
di Cuneo venerdì 26 giugno avrà proprio il compito di chiudere con allegria e partecipazione una
giornata che proprio sulle conseguenze umane del nuovo Patto tenterà di gettare luce e generare
consapevolezza.