Da bambini, a scuola, imparavamo una filastrocca curiosa per ricordare il nome delle Alpi — Ma Con Gran Pena Le Re Ca Giù — un semplice espediente mnemonico che, nella fantasia, si trasformava quasi in una formula magica. Come un “Apriti Sesamo”, quella frase spalancava l’accesso a un mondo misterioso e affascinante, dove la montagna appariva come una presenza viva, imponente, quasi una persona, capace di incutere rispetto e meraviglia.
Da questa suggestione prende forma lo spettacolo: tre interpreti — un attore narratore e animatore di figure e pupazzi, una cantante-pittrice e un musicista — intrecciano storie di animali, uomini e creature leggendarie che abitano le valli e le vette delle Alpi cuneesi. È la Montagna stessa a farsi voce narrante, dando vita a racconti che attraversano il tempo e l’immaginario: l’incontro con il mitico Dahu, il ricordo di quando il Monte Bracco era un vulcano, la solitudine di un eremita in compagnia di una capra, il destino di un pastore rapito dai lupi e, tra ironia e mistero, un inquietante convegno di masche burlone. Un viaggio poetico e visionario in cui mito, natura e memoria si fondono in un unico racconto.









