La vita di un paese di provincia del nord Italia durante il periodo della II Guerra Mondiale, attraverso lo sguardo di un ragazzo: le sfilate in divisa nera, i bombardamenti, la lotta partigiana, la liberazione. La fame e il freddo diventano una compagnia abituale, da contrastare con le sortite a rubare la frutta dagli alberi e non solo. La vita è ancora a stretto contatto con la natura. Ed è proprio dall’elemento naturale, dal lago e dalla pesca, che il protagonista del racconto trarrà la sua personale epifania: una serie di esperienze segneranno il giovane protagonista permettendogli di entrare nel mondo dei grandi, un lungo cammino in una società “che non faccia più guerre” e dove “libertà non sia solo una parola”.
Con questo spettacolo, Teatro Invito prosegue il suo percorso nei “luoghi della memoria”, volto a concepire il teatro come testimonianza, che trova nella storia la fonte per raccontare come siamo ora. Un teatro di narrazione fondato sulla presenza dell’attore, sul potere evocativo della parola, sull’essenzialità della scena e dell’azione. Un teatro che rifonda il rapporto tra attore e spettatore nella condivisione del patrimonio narrativo.
