“Ho visto due bambine piccolissime che giocavano con degli oggetti da cucina. La più grandina, seria, teneva vari oggetti in mano e, quando la più piccola, sorridente, si è avvicinata e ha teso la mano per prenderne uno, ha strillato: «È mio, è mio!» stringendoli al petto. L’altra, senza smettere di sorridere, si è allontanata, ha preso un altro oggetto e si è riavvicinata, tendendo la mano per donarglielo, ma glielo ha sbattuto violentemente in testa. I genitori le hanno separate e hanno parlato loro con calma all’orecchio. Che cosa sarebbe successo se gli adulti non fossero intervenuti?” (Samuel Beckett)
Come si può “insegnare” ai bambini, anche ai più piccoli, il piacere della condivisione, la bellezza della democrazia e il valore della res publica? Non certo attraverso lezioni pesanti, ricche di parole difficili e retorica.
Piuttosto attraverso le interazioni divertenti di due buffi personaggi che si contendono l’uso esclusivo di una panchina pubblica. Tra scherzi reciproci, situazioni comiche e pochissime parole, i due scoprono che collaborare è meglio che litigare, che giocare, cantare e danzare insieme è più ricco che ostacolarsi, e che una semplice panchina può diventare un luogo di incontro invece che uno spazio da occupare da soli.
