Foodbox è un racconto teatrale lungo le rotte del cibo, del cibo che si produce, viaggia e si consuma, ieri come oggi: un atlante poetico racchiuso in 24+1 scatole, ognuna con una data e un luogo, che raccontano tradizioni, innovazioni e contraddizioni del mondo alimentare, dalla produzione alla distribuzione fino al consumo. Tokyo 2002, Tivoli II a.C., Nuenen 1885, Valle del Po 1957… da ciascuna delle 25 scatole emerge un cibo, un oggetto o una musica che contribuisce ad allestire in scena una tavola capace di parlare, tra ironia e intensità, dei molti modi in cui l’umanità si è procurata da mangiare, ha mangiato e ha anche lasciato molti fuori dalla tavola; 24 scatole sono definite dalla drammaturgia, mentre una varia a ogni replica, raccontando una storia di cibo legata al luogo dello spettacolo.
Il cibo è come il respiro, un nutrimento indispensabile alla vita: nutre il corpo ma è molto più di una realtà materiale, è storia, cultura, economia, geografia, giustizia sociale, salute, sociologia, antropologia, arte, musica e letteratura; è produzione, distribuzione, commercio e consumo; è memoria del passato, sfida del presente e prospettiva globale del futuro; è il risotto della nonna e il pacco alimentare della Caritas.
Nato da un ampio lavoro di ricerca che intreccia geografia, storia, antropologia, sociologia e giornalismo d’inchiesta, lo spettacolo si fonda su dati scientifici messi in dialogo con cultura pop, letteratura e musica ed è un teatro di parole, musica e oggetti: ogni scatola contribuisce a costruire su un unico tavolo in proscenio una doppia tavola imbandita, una alla sinistra del pubblico legata alle memorie dell’attore narratore e a una visione del cibo antica ma anche possibile nel futuro, e una alla destra che rappresenta il presente globale con tutte le sue contraddizioni.
Attraverso i linguaggi fisici del teatro, il movimento e una playlist interamente tematica, lo spettacolo attraversa memorie personali e collettive, rivelando progressivamente il contenuto delle scatole in un racconto unitario che parte dal 1957, da un’idea di cibo genuino e comunità solidale, fino ad arrivare a oggi, segnato da isolamento e disuguaglianze, per concludersi con la condivisione di memorie affettive, vere e proprie madeleine personali dell’autore, in cui il cibo diventa mediatore di affetti, catalizzatore di relazioni e generatore di nuove possibilità dello stare insieme.
Lo spettacolo è prodotto nell’ambito del bando a cascata del Partenariato Esteso Onfoods – “Research and Innovation Network on Food and Nutrition Sustainability, Safety and Security” (Spoke 7 “Policy, Behaviour and Education”) – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), Missione 4 “Istruzione e Ricerca” – Componente 2 “Dalla ricerca all’impresa” – Investimento 1.3, finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEU (CUP J33C22002860001).
