GLI SPETTACOLI DI DISPARI TEATRO A SCUOLA
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La Compagnia Dispari Teatro rispetta le normative fiscali, di sicurezza e di tutela dei lavoratori, nonché provvede al pagamento della SIAE: il prezzo del biglietto è comprensivo di tutti questi costi.
SCUOLA DELL’INFANZIA
Gli spettacoli di seguito presentati, entrano nella scuola e la trasformano per un giorno in un luogo di teatro dove condividere emozioni, sensazioni e pensieri con compagne/i e insegnanti. Gli spettacoli fanno parte del Progetto Prima Infanzia, un percorso artistico che la Compagnia porta avanti dal 2004 rivolto alle bambine e ai bambini dagli 0 ai 6 anni.

LA PRIMA VOLTA CHE HO FATTO BU’ L’emozione, lo stupore, l’incanto delle prime volte
Per un pubblico dai 3 anni
Durata: 45 minuti
Di Francesca Guglielmino e Bobo Nigrone
Con Giulia Campagna e Aichatou Cherif
Regia di Bobo Nigrone
Consulenza coreografica Stefano Mazzotta
Disegno luci e scene Sara Brigatti
Produzione Onda Teatro
Coproduzione Zerogrammi
Un quadrato bianco, una stanza vuota. Due ragazze vestite di chiaro, sdraiate, sembrano dormire. Sarà un carillon a svegliarle, a dare vita ai loro corpi. Inizia la danza del mattino e, come ogni giorno, le due ragazze si specchiano per ritrovarsi dopo lʼoblio del sonno. E sarà questo specchio, immaginato e disegnato nellʼaria, a proiettarle altrove. E come in Alice nel paese delle meraviglie, le protagoniste si ritroveranno in un mondo capovolto, in una stanza della memoria che è la stanza del tempo, per ritrovare memoria di sé attraverso lʼesplorazione dei sensi. Ritrovano così le loro “prime volteˮ e ricostruiscono la trama delle loro esperienze vissute. Lʼesperienza del ricordare non è per entrambe uguale. Una delle due è meno incline al dettaglio, ricorda il generale, mentre lʼaltra ricorda il particolare, è minuziosa. Il primo ricordo che emerge nella stanza è lʼesperienza della “prima volta che sono stata solaˮ. Poi i due personaggi si vedono, si specchiano lʼuna nellʼaltra, si riconoscono nella loro somiglianza, ed esplodono nella danza della “prima volta che sono nataˮ. Nascita che conduce le due ragazze sulla soglia del quadrato bianco al limite della stanza mentre cercano di capire perché si trovano in quello stesso luogo della memoria. È il giocare insieme ad aprire il quadro seguente. Le ragazze sono alla ricerca di un ricordo comune, una festa forse. Ma dovʼera il divano? Quando è arrivata la zia? Quel frammento di ricordo le vede insieme, vicine per la prima volta. Da questo incontro nasce una girandola di “prime volteˮ che affiorano alla mente delle giovani. Qualcosa però si spezza in questo gioco. Ma alla fine, dopo lʼesperienza condivisa, fatta di incontri e scontri, forti dei loro ricordi, sicure della loro ricerca, soddisfatte del percorso sentimentale sperimentato, possono varcare la soglia, il limite della stanza della memoria, per approdare nel presente, protese verso il futuro fin quasi a toccare la luna.

ABCD’EMOZIONI
Per un pubblico dai 3 ai 6 anni
Durata: 40 minuti
Di e con Isacco Basilotta e Aichatou Cherif
Regia e movimenti Mariachiara Raviola
Musiche Isacco Basilotta
Scenografie Maurizio Agostinetto
Costumi Elisa Michelis
Accompagnamento alla visione e ai linguaggi Associazione Didee Arti e Comunicazione
Una produzione Compagnia Melarancio – Dispari Teatro
Progetto Prima Infanzia
Un quadrato bianco, una stanza vuota. Due ragazze vestite di chiaro, sdraiate, sembrano dormire. Sarà un carillon a svegliarle, a dare vita ai loro corpi. Inizia la danza del mattino e, come ogni giorno, le due ragazze si specchiano per ritrovarsi dopo lʼoblio del sonno. E sarà questo specchio, immaginato e disegnato nellʼaria, a proiettarle altrove. E come in Alice nel paese delle meraviglie, le protagoniste si ritroveranno in un mondo capovolto, in una stanza della memoria che è la stanza del tempo, per ritrovare memoria di sé attraverso lʼesplorazione dei sensi. Ritrovano così le loro “prime volteˮ e ricostruiscono la trama delle loro esperienze vissute. Lʼesperienza del ricordare non è per entrambe uguale. Una delle due è meno incline al dettaglio, ricorda il generale, mentre lʼaltra ricorda il particolare, è minuziosa. Il primo ricordo che emerge nella stanza è lʼesperienza della “prima volta che sono stata solaˮ. Poi i due personaggi si vedono, si specchiano lʼuna nellʼaltra, si riconoscono nella loro somiglianza, ed esplodono nella danza della “prima volta che sono nataˮ. Nascita che conduce le due ragazze sulla soglia del quadrato bianco al limite della stanza mentre cercano di capire perché si trovano in quello stesso luogo della memoria. È il giocare insieme ad aprire il quadro seguente. Le ragazze sono alla ricerca di un ricordo comune, una festa forse. Ma dovʼera il divano? Quando è arrivata la zia? Quel frammento di ricordo le vede insieme, vicine per la prima volta. Da questo incontro nasce una girandola di “prime volteˮ che affiorano alla mente delle giovani. Qualcosa però si spezza in questo gioco. Ma alla fine, dopo lʼesperienza condivisa, fatta di incontri e scontri, forti dei loro ricordi, sicure della loro ricerca, soddisfatte del percorso sentimentale sperimentato, possono varcare la soglia, il limite della stanza della memoria, per approdare nel presente, protese verso il futuro fin quasi a toccare la luna.
SCUOLA PRIMARIA
Molti spettacoli della Compagnia Dispari Teatro possono entrare nella scuola trasformandola per un giorno in uno spazio di teatro dove condividere riflessioni, sensazioni e pensieri con compagne/i e insegnanti.

CHE FINE HA FATTO GRETEL?
Una storia di musica e dolcetti stregati
Per un pubblico dai 5 ai 10 anni
Durata: 45 minuti
Spettacolo di narrazione e teatro di figura con musica dal vivo
Testo e regia Gimmi Basilotta e Pino di Buduo
Con Isacco Basilotta e Nathalie Mentha
Compagnia Dispari Teatro | Teatro Potlach
Hansel e Gretel sono diventati grandi: Hansel è un talentuoso musicista e Gretel viaggia di continuo a scoprire il mondo; sono lontani, ma si tengono legati grazie al telefonino. Oggi Hansel deve partire per unʼimportante audizione, attende il taxi, che pare non voler arrivare e così decide di raggiungere lʼaeroporto a piedi. Ma, per sua distrazione o per uno scherzo del destino, come già gli era successo quando era bambino, si ritrova in un bosco molto simile a quello in cui il padre e la matrigna lo avevano abbandonato, insieme alla sorella! Mentre chiama al telefono Gretel per chiederle consigli, Hansel non si accorge che qualcuno lo sta osservando… Infatti in questo bosco vive da tempo immemorabile uno strano personaggio magico, a tratti inquietante: connesso con il cielo, la terra, la luce, il buio, egli conosce i segreti e i misteri della natura, perché dalla natura, ambiente in cui vive, ha appreso i saperi profondi sulla vita e… sulla morte. È una donna, ormai avanti con gli anni, piena di saggezza, cuoca e pasticcera: prepara dolci squisiti e strane pozioni, a ben guardarla, potremmo, forse, definirla una strega! Seguendo i consigli della sorella, Hansel, che ha ormai perso lʼaereo, prova a ripercorrere a ritroso la strada fatta, ma il suo è un girovagare senza meta e ben presto scopre di essersi completamente smarrito. È a questo punto, che stanco, scoraggiato ed affamato, incontra la strega e scopre a sue spese che questa ha un chiodo fisso: potersi preparare, una volta nella vita, un delizioso e succulento arrosto di carne umana…

DI MAGICHE STORIE E MONTAGNE INCANTATE
Per un pubblico dai 5 anni
Durata: 50 minuti
Spettacolo di narrazione e teatro di figura con musica dal vivo Compagnia Dispari Teatro
Con Gimmi Basilotta, Isacco Basilotta e Gaia Marlino
Testo e regia Gimmi Basilotta
Da bambini, un tempo, alla scuola elementare, imparavamo una buffa frase per ricordare il nome delle Alpi: Ma Con Gran Pena Le Re Ca Giù; era un piccolo trucco che aiutava la memoria, eppure nella fantasia diventava qualcosa di più, quasi una formula magica, che come lʼApriti Sesamo delle Mille e una notte, spalancava le porte ad un mondo sconosciuto, misterioso e da scoprire. Nel nostro immaginario, con un poʼ di timore reverenziale, per la sua grandezza, la montagna diventava una presenza viva e pensavamo a lei quasi come ad una persona … Tre personaggi (un attore narratore e animatore di figure e pupazzi, una cantante pittrice e un musicista) raccontano alcune storie intrecciate che narrano degli animali, delle persone e delle creature misteriose che popolano le valli e le vette delle Alpi cuneesi: storie, legate da una cornice narrativa dove a parlare è la Montagna stessa, in cui i personaggi dei racconti prendono forma e vita. Faremo così la conoscenza del mitico Dahu, andremo indietro nel tempo, quando il Monte Bracco era un vulcano, conosceremo un vecchio eremita che viveva in cima a una montagna con la sola compagnia di una capra, scopriremo la strana storia di un pastore rapito dai lupi e con un poʼ di paura ci imbatteremo in un convegno di masche burlone.

E VENNE LA NOTTE
Storie di masche, folletti e creature del mistero
Per un pubblico dai 6 anni
Durata: 60 minuti
Testo raccolto dalla tradizione orale
Adattamento e regia di Marco Alotto
Con Gimmi Basilotta
Scenografie di Maurizio Agostinetto
Figure ed oggetti a cura della Compagnia
E venne la notte è un vero e proprio trigomigo un insieme storie che sʼintersecano tra loro, termine occitano che significa intreccio, groviglio, cosa difficile da dipanare… Un tempo queste storie venivano raccontate da cantastorie che giravano per i paesi e oltre a raccontare questi uomini compravano oggetti, vendevano unguenti, guarivano da piccoli e grandi mali. Oppure erano leggende che si ascoltavano al calore della stalla, riscaldati da mucche compiacenti, nelle sere dʼinverno, alla luce di unʼunica lampada. Tratte dal racconto orale dei nonni, dei vecchi di paese e di borgata, le storie dello spettacolo sono il frutto di un lavoro di ricerca e di raccolta di memoria popolare durato più di dieci anni sul territorio delle valli alpine del cuneese. Attraverso lʼutilizzo di oggetti e di figure di memoria contadina prendono vita personaggi misteriosi Candy, il fantasma di neve; Cavalàs, indomabile e furioso cavallo selvaggio; Louv Ravàs, lʼuomo-lupo; Barbabiciu cutela, lʼorco divoratore di bambini; i canett, le anime dei morti trasformate in cani; il Servan, folletto invisibile e dispettoso; la terribile Sabroto la Longo, la masca, la strega, per eccellenza e non può mancare il Diavolo, disposto persino a segare in due una montagna, pur di conquistarsi unʼanima da dannare. Lo spettacolo utilizza oggetti ed attrezzi di memoria contadina che nelle mani dellʼattore si trasformano via via nei personaggi dei racconti.

IL PAESE DEI QUADRATI MAGICI
Per un pubblico dai 6 anni
Durata: 45 minuti
Liberamente ispirato al racconto di Pinin Carpi “LʼIsola dei quadrati magiciˮ
Di Gimmi Basilotta e Alessandro Lay
Con Gimmi Basilotta, Isacco Basilotta e Jacopo Fantini
Musiche di Roberto Avena e Isacco Basilotta
Voce fuori campo Luca Occelli
Scenografie di Jacopo Fantini
Costumi di Elisa Tardivo
Regia di Alessandro Lay
Cʼè un marinaio che dopo una vita passata a navigare per tutti i mari e gli oceani del mondo e ad esplorare i paesi più strani e curiosi, decide di mettere i remi in barca e fermarsi. Ma dopo poco tempo la monotonia del vivere quotidiano gli viene a noia e il suo spirito di avventura prende il sopravvento: così prepara la sua barca a vela e parte nuovamente a solcare le onde del mare. Naviga, naviga, naviga … finché approda su un’isola sconosciuta, mai comparsa su nessuna mappa. È davvero unʼisola misteriosa e straordinaria, ma piena di pericoli! Ci sono fiumi con rapide e gorghi improvvisi, su cui sorgono furiose tempeste e nelle cui acque vivono pesci enormi e feroci, sulla terra, poi, tutto ha forma di quadrato: le pietre, i prati, gli alberi, i frutti, gli animali, le città. Anche gli abitanti sono quadrettati! Quando il marinaio li incontra, scopre che sono tutti tristi e rassegnati, perché un principe nero, feroce e crudele, con la sua magia e le sue guardie, impedisce a chiunque di divertirsi ed essere libero. Una situazione che sembra senza speranza! Ma sarà proprio grazie al marinaio, che il popolo troverà alla fine la forza di ribellarsi al tiranno e di riconquistare la libertà perduta.

MATH, SCARE… BOOM!
Una strana lezione contro il maldimatematica
Per un pubblico dai 6 agli 11 anni
Durata: 50 minuti
Regia e drammaturgia Alessandra Rossi Ghiglione
In scena Viola Zangirolami
Voce off Antonella Enrietto
Scenografie Gimmi Basilotta
Collaborazione alla drammaturgia Christian Castellano
Consulenza matematica di Prof. Giorgio Ferrarese (Facoltà di Matematica – Unito), Prof.ssa Margherita Roggero (Facoltà di Matematica – Unito), Prof.ssa Cristina Sabena (Facoltà di Scienze della Formazione Primaria – Unito), Maurizio Bertolini (SCT Centre)
Protagonista dello spettacolo è Viola, unʼadulta che, come molti, ha conosciuto la paura della matematica da bambina, e non lʼha più abbandonata. Per uno strano equivoco, però, Viola, che è insegnante di educazione fisica, si trova a vestire proprio i panni di unʼinsegnante di matematica: è la stessa preside della scuola a imporle questo ruolo, comunicando attraverso un altoparlante. Questa circostanza la porta a recuperare memorie lontane: una compagna di classe bravissima in matematica, una lettera alla signora Matematica, interrogazioni sulle tabelline in cui cʼè sempre un numero che non arriva mai… Il ricordo di Ada, zia sportiva e divertente che è stata per lei unʼinsolita insegnante di matematica, insieme alla voce-guida della preside e allʼaiuto del pubblico, faranno finalmente scoprire a Viola che, per capire i numeri e la geometria, è importante giocare a guardare il mondo con occhi diversi: cercare la matematica nella realtà, nelle forme di un campo da calcio come nella spirale di una conchiglia.

DOLCEMIELE
Un racconto a quadri
Per un pubblico dai 5 anni
Durata: 50 minuti
Di Silvia Elena Montagnini e Bobo Nigrone
Con Silvia Elena Montagnini
Regia Bobo Nigrone
Disegno luci Simona Gallo
Scene Lisa Guerini
In collaborazione con gli studenti dellʼAccademia Albertina di Belle Arti coordinati da Massimo Voghera: Elisa Acquafresca, Chiara Pittella, Carola Boscolo, Tania Vigorito, Melania Favaloro, Cristina Ugo, Adele Carenzo, Pietro Barbanente, Stefano Donna
Illustrazione Irene Stracuzzi
Produzione Onda Teatro
La scena è popolata da cornici. Le cornici però non contengono quadri. Dolcemiele: un nome che racconta tutto. Dolcemiele è una maestra e come tutte le maestre – quelle buone – cerca di comprendere e andare incontro ai suoi alunni. Una maestra così è la maestra che ogni bambino vorrebbe ma, come spesso succede, chi aiuta gli altri spesso non aiuta sé stesso. Chissà se una bambina un po’ particolare, riuscirà a comprendere lei? Il racconto che prende vita parte dalla suggestione legata al romanzo Matilde di Roald Dahl. È la storia di Dolcemiele, Matilde e altri personaggi che, con lʼavanzare della vicenda, svelano la storia della bambina, della maestra e delle loro famiglie che si sciolgono per dar vita ad una nuova famiglia, meno convenzionale, nella quale regnano sostegno e amore. È una storia che racconta l’importanza dell’ascolto e della comprensione e soprattutto, racconta che non sempre tutto è come appare.
SCUOLA SECONDARIA DI I GRADO – in aggiornamento
Per maggiori informazioni scrivere a scuola@dispariteatro.it
Molti spettacoli della Compagnia Dispari Teatro possono entrare nella scuola trasformandola per un giorno in uno spazio di teatro dove condividere riflessioni, sensazioni e pensieri con compagne/i e insegnanti.

VIAGGIOADAUSCHWITZ a/r
La storia del lungo cammino che ha ripercorso il viaggio di deportazione di ventisei ebrei catturati in provincia di Cuneo
Per un pubblico dai 10 anni
Durata: 50 minuti.
Al termine lʼattore è disponibile ad aprire un dibattito senza limiti di tempo.
Scritto e interpretato da Gimmi Basilotta
Regia di Luciano Nattino
Scenografie Gimmi Basilotta
Musiche suonate dal vivo di Isacco Basilotta
…Quando sono tornato a casa, tutti mi guardavano come fossi un eroe e anchʼio, un poco, mi sentivo un eroe per quello che avevo fatto; così ho pensato: ‹‹guarda quanto poco ci vuole oggigiorno per essere un eroe: basta mettere un piede davanti allʼaltro per due milioni e quattrocentomila volte e la cosa è fatta››… VIAGGIOADAUSCHWITZ a/r è la storia di un uomo convinto della sua integrità morale e del suo senso di giustizia, che, un giorno, durante la visita al campo di concentramento di Buchenwald, immaginandosi prigioniero in quel luogo, scopre il lato oscuro di sé e drammaticamente comprende che in quella condizione potrebbe per la sua sopravvivenza abiurare a tutti i suoi principi etici. Per uscire dal baratro in cui questa scoperta lo ha sprofondato, parte per un lungo pellegrinaggio a piedi, seguendo le rotte della deportazione, ricercando se stesso, i fatti e le storie di unʼumanità offesa e scoprendo il potere taumaturgico del contatto e della relazione con la gente e con il mondo.

IN VIAGGIO CON OLYMPE
Dialogo con una rivoluzionaria
Per un pubblico dai 12 anni
Durata: 55 minuti.
Teatro di narrazione e musica dal vivo
Di Silvia Elena Montagnini e Francesca Maria Rizzotti
Con Francesca Maria Rizzotti
Musica dal vivo Laura Culver
Regia Silvia Elena Montagnini
Produzione Onda Teatro
Olympe de Gouges, in piena Rivoluzione francese, pubblica nel 1791 la Dichiarazione dei diritti della Donna e della Cittadina. Drammaturga e attivista politica, conduce una vita da donna libera e si batte ininterrottamente per i diritti degli ultimi. Le sue idee, ritenute troppo allʼavanguardia, la porteranno al patibolo. Cancellata e dimenticata per secoli, è oggi considerata una pioniera del femminismo. Abbiamo immaginato che le vicende biografiche di Olympe ci vengano narrate da Francine, la figlia di un fornaio, incontrata dalla protagonista durante la marcia delle donne su Versailles. Quellʼincontro trasformerà la vita di Francine. Il loro dialogo si inserisce nel quadro dellʼIlluminismo e di una Rivoluzione che cambierà il corso della Storia, assegnando al racconto una connotazione calata nella quotidianità e favorendo la percezione della microstoria che si accompagna ai grandi eventi. Lo spettacolo integra parola e musica (eseguita dal vivo in scena) in una partitura drammaturgica, in cui voce e strumento dialogano, si inseguono e concertano in modo ritmico e armonico. La storia di Olympe sollecita le ragazze e i ragazzi a riflettere su temi che permangono estremamente attuali come la parità di genere, il rispetto delle minoranze e la libertà di parola. La sua vita costituisce un esempio di cittadinanza attiva ispirata ai valori della partecipazione e della solidarietà.

MARIE
Per un pubblico dai 12 anni
Durata: 55 minuti.
Di e con Silvia Elena Montagnini
Supervisione artistica Bobo Nigrone
Supervisione scientifica Prof. Silvia Casassa – Dip. Chimica / Unito Disegno luci e allestimento Marco Alonzo
Questa è la storia di Marie Curie “La sola, tra tutte le persone celebri, che la gloria non abbia corrottoˮ – Parola di Albert Einstein Lo spettacolo in forma di monologo racconta, con pochi oggetti scenici, uno spaccato storico incredibile: quello dei primi del Novecento, periodo in cui tutto è possibile, le Grandi Guerre sono ancora da venire, il Positivismo alimenta la speranza e la Scienza è il baluardo dellʼevoluzione del genere umano. In questo contesto si colloca Maria Sklodowska, una giovane polacca che con le sue sole forze e – per un periodo – un grande uomo di fianco, riesce a fare una scoperta che rivoluzionerà il mondo a venire. Maria Sklodovska nasce nel 1867 in una Varsavia occupata dalla Russia, in una famiglia in cui si studia: i genitori son presidi di istituti superiori e lo studio, in un momento storico in cui ogni rivolta armata è stata sedata nel sangue, sembra essere l’unico modo per ribellarsi. La vicenda si srotola dall’infanzia di Marie al viaggio a Parigi, gli studi, le due lauree, l’incontro con Pierre, la scoperta del Polonio e del Radio, i due Nobel, per arrivare fino alla Prima Guerra Mondiale, l’invenzione delle ambulanze con macchine radiografiche, la fondazione dell’Istituto del Radio e il decesso per anemia aplastica. Ma lo spettacolo non è solo una redazione cronologica di una serie di eventi. La ricerca drammaturgica, potendosi avvalere di una gran quantità di materiale biografico, racconta non solo la parte epica e scientifica, ma cerca di cogliere anche la parte umana: le scelte, le difficoltà, le motivazioni profonde che hanno spinto lei – come altri grandi menti dellʼinizio del secolo scorso – a indagare oltre il conosciuto, per rivelare nuove e inimmaginabili prospettive.
